Matera, la città più antica del mondo dopo Aleppo e Gerico, nota per i suoi Sassi che costituiscono la parte antica della città. I due rioni, il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, scavati nella roccia intorno alla Civita, a ridosso di una cavità, un pendio, un burrone, detto Gravina, vanno a formare un complesso, articolato e stupefacente sistema di abitazioni note in tutto il mondo.

Matera, luogo unico, bene culturale non riproducibile, città magica e affascinante, museo a cielo aperto, esempio perfetto dell’interazione tra l’uomo e il paesaggio, in un’armonia ed equilibrio perfetti grazie alla conservazione delle acque, allo stoccaggio dei rifiuti ed al riuso degli spazi.

Il paesaggio ha da sempre dettato le regole, e a Matera nei secoli, i suoi abitanti ne hanno fatto tesoro diventando esempio straordinario di ecosostenibilità, e passando da “vergogna nazionale” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO come bene culturale non riproducibile, e ancora, a Capitale Europea della Cultura 2019.

 

Matera: una scoperta e riscoperta continua.

Location tra le più scelte dai registi nazionali e internazionali, come set per oltre 50 film.

Cornice perfetta per mostre, installazioni, opere d’arte visibili a tutti.

Ve ne presento alcune.

“La Goccia” – “MU 765 G” di Kengiro Azuma, in Piazza Pascoli.
Simbolismo, metafora e identità si intrecciano.
L’opera rappresenta simbolicamente il ciclo di vita dell’uomo paragonata al ciclo di vita dell’acqua che dapprima diventa goccia, bagnando la terra, successivamente evapora per poi ricadere nuovamente sulla terra.

E’ proprio l’acqua l’aspetto identitario di questa straordinaria città e dei suoi abitanti che ne hanno fatto tesoro assoluto, sfruttando ogni goccia con lo straordinario sistema di raccolta delle acque nelle cisterne. I materani hanno sfruttato magistralmente i vuoti del territorio scavati, conquistati e valorizzati nel corso dei secoli, adattando la natura alle esigenze dell’uomo in un perfetto equilibrio tra uomo e ambiente.

Gli spazi vuoti rappresentati dai solchi, dalle cavità sulla goccia, rimandano a tutto questo e al vuoto dell’essere umano.

Il vuoto, il MU, il nulla, il vuoto di senso, aspetto e concetto filosofico zen indagato da Azuma nei suoi lavori, nelle sue opere. La contrapposizione del vuoto e il pieno, l’essere e il non essere, l’istante, l’equilibrio perfetto dell’esistenza, la vita e la morte, gli opposti. Il vuoto, come “ciò che rimane in eterno dell’uomo.”

“Ho realizzato molte gocce d’acqua di bronzo perché la goccia d’acqua non si può mai vedere perfettamente. Appena la goccia si stacca, assume una forma perfetta che però non riusciamo a cogliere con i nostri occhi. Io credo che la nostra vita sia un po’così. Non saremo mai uomini perfetti come le gocce d’acqua, neanche studiando profondamente. Nella goccia di bronzo faccio poi dei buchi. Quello che rende un bicchiere tale non è il materiale con cui è costruito, ma il vuoto che viene riempito dalla bevanda che vi versiamo. Cerco quindi di esprimere utilizzando lo spazio vuoto ciò che è veramente importante. Con la mia sensibilità devo poi capire dove mettere i vuoti per comunicare ciò che intendo comunicare”

 

59 teste – installazione
Mostra di Andrea Fogli “L’angelo della storia”, Chiesa del Carmine.

“Questo lavoro nasce dalla necessità di mettere al centro l’uomo, la condizione umana nella sua realtà”.

“Trarre dall’oblio ciò che la Storia cancella, perseguita ed umilia, ridando un volto a coloro a cui è stato sottratto, a volte in maniera più subdola del primitivo rito della decapitazione, che tra l’altro non cessa di essere perpetrato”.

“Questi esseri sconosciuti e senza nome accorsi nel mio studio, in un sincronico atto, o patto, di reciproco soccorso” e a cui rivolge una domanda che ci accompagna dall’inizio dei tempi: “Chi sei? Chi sono? Chi siamo?”.

 

Ci sono luoghi unici, incantevoli, perfetti.. Matera è uno di questi.